Madonna Consolata

Foto Pilone
Madonna Consolata

 

Descrizione
Ricorrenza: 20 giugno

Ubicazione: via Lame

Epoca di costruzione: 1963-64

Motivo della dedica: sconosciuto

Forme di devozione: in passato vi si recitava una volta all’anno il Santo Rosario.

Stato attuale di conservazione: buono

Proprietà attuale: famiglia Cantù

 

Cenni agiografici
Con il titolo di Madonna Consolata si venera Maria come consolatrice degli afflitti e dei bisognosi. La sua venerazione è particolarmente sentita nella Diocesi di Torino, della quale la Beata Vergine Consolatrice è la patrona (“Augustae Taurinorum Consolatrix et Patrona”), in seguito ad un celebre prodigio, avvenuto nel 1104. In quell’anno Jean Ravache, il cieco di Briançon, ispirato, ritrovò il quadro della Vergine sotto le rovine di una cappella nell’antica chiesa di sant’Andrea, e riebbe la vista.
Jean Ravache, sentito della fama miracolosa di un santuario mariano a Torino, chiese ai famigliari di accompagnarlo, da Briançon, nel capoluogo torinese. Ma i suoi fratelli dissero di no, giudicandolo un credulone e un illuso. Jean si fece allora accompagnare da una fantesca che lavorava con la famiglia. Essa accettò e partirono per una lunga e faticosa camminata di circa 130 km. Alle porte di Torino, Jean vide un globo di fuoco, una rapida illuminazione (esteriore e interiore) che subito cessò. Ripartirono e puntarono al “Pozzo della Strada” (Pozzo Strada), ultima tappa prima dell’ingresso in città  attraverso la porta di Francia; qui il cieco ebbe la visione di un’antica torre. Torino era semideserta, ma la voce di un luogo mariano lungo le mura circolava tra la gente, sulla base di antiche tradizioni. Il cieco rivide per qualche istante la torre antica, si fece accompagnare. La voce di questo fiducioso francese giunse al Vescovo Mainardo, uomo di fede profonda, che esaminò Jean e lo scoprì degno di fiducia. Era il 17 giugno. Il Vescovo proclamò tre giorno di digiuno e preghiere. Il 20 giugno all’alba cominciarono gli scavi cui diede man forte lo stesso Jean. Attorno a mezzogiorno ecco l’antica icona mariana tra le rovine della torre. Jean la prese tra le mani, la guardò e fu guarito dalla sua cecità  fisica e spirituale.
“O felix caecitas quae naturali lumine destituitur…” sono le prime parole dell’antica invocazione che ricorda il ritrovamento del quadro della Consolata, conservato e venerato ancora oggi nel santuario a Lei dedicato, progettato da Guarini e Juvara.
Nel 1666 venne proclamata protettrice della città  di Lussemburgo e una decina di anni dopo di tutto il ducato.

 

Caratteristiche architettoniche ed iconografiche
E’ un medaglione in gesso raffigurante la Madonna col Bambino, all’interno di una colorata cornice floreale. Il medaglione è collocato in una costruzione in mattoni e pietre, con un tetto a due falde, perlinato nella parte soprastante la nicchia, addossato al muro di cinta di casa Cantù. Nella parte anteriore si trova una mensola in pietra su cui si collocano vasi di fiori e lumini.

 

Curiosità
la costruzione attuale sostituisce il pilone preesistente, risalente a metà  Ottocento, realizzato da De Andreis Giuseppe e Carena Battista, in mattoni paramano con uno zoccolo in pietra e tetto in cemento, che richiamava il motivo della croce posta sopra; nella parte anteriore si trovava una grata con una lettera “M” nella parte bassa. Questo fu demolito per facilitare l’accesso alla casa che si stava costruendo alle sue spalle, poiché il pilone era costruito direttamente su via Lame. Nell’ottobre del 1963 la Parrocchia effettuò una permuta tra la falegnameria e la casa di abitazione della famiglia Cantù e un terreno di proprietà  della Chiesa Parrocchiale, sito in via Lame, sul cui confine sorgeva appunto un pilone dedicato alla Consolata. Tale terreno era stato lasciato in legato alla parrocchia dalla sig.ra Pavesio Anna a don Jacomuzzi. Il vecchio fabbricato che si affacciava su Piazza Vittorio Veneto fu demolito e al suo posto fu edificata la casa canonica. La statua della Madonna che ornava il pilone, di notevoli dimensioni, in gesso colorato, fu recuperata, con l’autorizzazione del parroco, dal sig. Casale Nicola che la collocò e la custodì con grande cura nel giardino della sua abitazione di via Lame.

 

Icone
Madonna Consolata